Cura della visione e regia: Vincenzo Schino.
Con: Marta Bichisao, Riccardo Capozza, Gaetano Liberti, h.e.r.
Progettazione, realizzazione scenotecnica e macchinista: Emiliano Austeri.
Cura del movimento: Marta Bichisao.
Composizioni originali e adattamenti musicali: h.e.r.
Ricerca e consulenza musicale: Gaetano Liberti.
Specializzazione del suono: Luca Fusconi.
Canto lirico: Rurie Ogata.
Realizzazione costumi: Michele Napoletano e Morena Bagattini.
Effetti plastici: Leonardo Cruciano workshop.
Assistente alla produzione: Giuseppe Schino.
Consulenza amministrativa: Cronopios.
Organizzazione: Teatro Valdoca - progetto Officina Valdoca.
Produzione: Teatro Valdoca e Officina Valdoca, Festival delle Colline Torinesi, associazione Demetra e Centro di Palmetta, Comune di Terni con il contributo di  Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì Cesena, Comune di Cesena.



Voilà

 
Voilà.
In un’intervista Carmelo Bene parla di Buster Keaton. Immaginando la terra sferica e unta di sapone si scivola e si scivola continuamente…Talvolta ci si rialza per compiere degli “et voilà!” per poi ricominciare a cadere.

Ecco.
A mani vuote davanti ad uno sguardo. Il vostro e il nostro.
Voilà è il luogo dove una dopo l’altra, svolgendosi, ci hanno portato gli studi chiamati “operette”.
Una staffetta.
Un occhio si apre, si spalanca, perde la palpebra e non può più richiudersi.

Cieco.
Lavorare sulla visione con la cecità. Cosa vede un cieco dalla nascita?
Al risveglio si aprono gli occhi e la sensazione non è di vista. È di accecamento, di bagliore.
Voilà in francese vuol dire ecco. Voilè vuol dire velato.
I gattini, appena nati hanno un velo sugli occhi.
…e ci sono dei fili, da qualche parte.

15.06.08

Voilà non c’è.
Quello che conta di questo lavoro è quello che non c’è.

È strano a dirsi, ma è concretamente così. C’è , una forma di pittura, o disegno in cui delle forme fanno apparire il vero disegno, in cui i vuoti compongono la vera costellazione.
Ci sono dei lunghi silenzi e delle attese.
Ci sono cose che avrei voluto succedessero durante il periodo di prova. E non sono successe. Non abbiamo mai provato all’aperto, non siamo riusciti a trovare il tempo di riparare il cilindro. Non abbiamo fatto le lezioni sull’occhio, né sulle lenti, non siamo più tornati in quella trattoria con le opere di De Felice, tante volte non abbiamo parlato, tante volte avremmo dovuto e non abbiamo parlato.
È la vita.
Creare un lavoro è come spiegare con tutto il corpo un enorme lenzuolo, modellarlo, dargli, come fosse un nido, la forma del tuo corpo, riscaldarlo, respirarci dentro, bagnarlo e modellarlo con la saliva e crescerci dentro. Dare vita alla tua figura. Lei cresce come una muffa e si evolve. Quello che succede è veramente un mondo.
Mancano dei tasselli in quello che abbiamo fatto. Ci sono delle pause.
Cosa si fa nelle pause?
Niente.
Abbiamo spesso lavorato sul niente. E questo è stato doloroso e difficile per molti, anche noioso. Irritante, ma mai, mai patologico.
Noi non siamo malati, stiamo bene, stiamo solo lavorando.
Non siamo folli, non siamo maledetti, né depressi, né simpatizzanti o imitatori dell’autismo.
Invidiamo gli animali, perché sono essenziali e precisi, e abbiamo una tensione comune a molti artisti del passato, verso la natura, verso la macchina della natura e la sua perfezione. L’appassire della natura è perfetto, e gli artisti possono solo tendervi e tendersi. Ma non c’è niente da fare. C’è già tutto.

Voilà è come una formula magica complessa, non un rito, ma un sistema.
Una domanda sempre viva e sanguinante.
Di un sangue però che non si vede.
Il sangue lo teniamo per noi. E finalmente anche le lacrime e i lamenti.
Il palco è saturo di lamenti finti, di repliche su repliche di sofferenza rappresentata.
Bisogna giocare ad un gioco più difficile a costo di non strizzare l’occhio a nessuno.

Siamo alla ricerca di atti concreti, di reazioni chimiche reali che riguardano gli attori e gli spettatori.
Tutto questo con niente. Senza reali argomenti, ma solo suggestioni, rimandi, citazioni, ma mai una traccia reale, una via.

Con questo lavoro si chiude un cerchio aperto con Opera.

Bisogna cercare nuove forme, ma non è il momento neanche di parlarne.

La lentezza è della natura, la velocità è un invenzione.
 

Vincenzo Schino (Nota biografica):
Vincenzo Schino nasce a Bari nel 1977.
Dopo aver compiuto studi artistici, consegue la laurea di Belle Arti in Scenografia. Dal 1997 si dedica al teatro con una ricerca sull’immagine come apparizione, non in modo narrativo, ma come esperienza di commozione che attraversa l’attore e lo spettatore. Tra le prime esperienze significative, la collaborazione con: Terrae, Riccardo Caporossi, Masque Teatro. Nel 2001 debutta come regista con mo_nò (Woyzeck?). Nel 2003 frequenta la scuola di formazione e successivamente lavora come attore e aiuto regia con il Teatro Valdoca. Nel 2006 la Valdoca con il progetto officina valdoca, ha prodotto opera, con il quale inizia la sua collaborazione con Marta Bichisao, Riccardo Capozza e Gaetano Liberti.
Nel 2007 è impegnato nel progetto di ricerca operette, brevi studi di preparazione, alla prossima creazione, a Voilà, che debutterà a giugno 2008.

Foto di Andrea Boccalini.