Progetto, regia e narrazione: Gatto Valerio Bonanni.
Musiche originali: Jacopo Mosca, Anatole Thane.
Aiuto regia: Marco Perfetto.
Scenografia: Fiore (Federica Fiorenza).
Prodotto da: Teatro Valdoca - progetto Officina Valdoca in collaborazione con SemiVolanti.
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Teatro ragazzi
L'uomo e il serpente
e altre fiabe africane
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Il cantastorie africano viaggiava e spesso approdava nei grandi mercati, crocevia di merci e di possibilità, e lì si formavano capannelli di persone che aspettavano storie di terre lontane. Ascoltavano vicende che rimandavano ad antichi regni, a spiriti troppo invecchiati per essere ancora venerati, storie con la loro morale ironica. A noi di questo vissuto non restano che ombre, percezioni, mani sporche di grasso di capra (che gli uomini africani usano per abbellirsi).
Sono storie che vengono avvertite ma non decifrate nei loro codici simbolici ed è per questo che, per quanto paradossale possa sembrare, la loro estraneità le rivela a noi: il rito teatrale, condiviso dal pubblico, è il mediatore di questa evocazione, con i suoi suoni ritmati, cantati, o da nenia beffarda.
La prima fiaba racconta il rapporto tra l’uomo e una natura “spirituale” dove gli animali compiono prodigi e portano messaggi da decifrare.
La seconda fiaba assomiglia a “Pollicino nero”: undici bambini rifiutati dalla madre affrontano con sfacciataggine i tranelli di spiriti ostili: l’albero della seta, la Signora Morte e il Dio del cielo vengono ridicolizzati dalla loro magica intelligenza.
L’ultima storia narra le avventure di un ragazzo che deve ritrovare sua sorella che è stata rapita a causa del suo disinteresse. Dovrà affrontare la solitudine, camminare per mesi per potersi riconciliare con lei.
In scena circondano il narratore/evocatore pochi essenziali oggetti: candele di alluminio, maschere e bastoni sonori con i quali l’attore evoca i suoi personaggi.
Le fiabe hanno un finale brusco e mai consolatorio, ma spesso così terminano:
“Questa la mia storia che ho narrata, sia bella o non sia bella, portatene un po’ altrove, e un po’ lasciate che torni a me”.
Età: dai 5 anni.
Fotografie di Rolando Paolo Guerzoni.
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