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Regia e luci: Cesare Ronconi.
Testo di: Mariangela Gualtieri.
da scritti degli attori e propri.
Con: Valerio Bonanni, Valentina Bravetti, Serena Brindisi, Silvia Calderoni, Leonardo Delogu, Elisabetta Ferrari, Margherita Isola, Licia La Rosa, Sara Marchesi, Mariella Melani, Muna Mussie, Marco Perfetto, Vincenzo Schino, Morena Tamborrino.
Musiche composte ed eseguite dal vivo: Aidoru.
Mirko Abbondanza basso e canto, Michele Bertoni chitarra, Dario Giovannini canto, chitarra, fisarmonica, Diego Sapignoli batteria.
Partiture del canto composte ed eseguite dal vivo: Mariella Melani e Morena Tamborrino.
Scene: Stefano Cortesi e Cesare Ronconi.
Tecnico suono e proiezioni: Uria Comandini.
Fonico: Luca Fusconi.
Dipinti: Luciana Ronconi.
Costumi: Patrizia Izzo in collaborazione con ENAIP Cesena-Forlì.
Emilia Romagna Teatro Fondazione
Organizzazione: Morena Cecchetti e Emanuela Dallagiovanna.
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna e Provincia di Forlì-Cesena.
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Imparare è anche bruciare
La Valdoca non ne può più della solfa nichilista e della sua gelida forma. Imparare è anche bruciare conduce dalla parte opposta, lì dove si brulica, si scoppia, si brucia, si ha la febbre alta, si desidera follemente una consegna damore. Lì dove cè meraviglia e pietà. Lì dove cè la voglia di pronunciare una parola salutare. Dove lumano non è solo un orrendo animale.
E un finimondo politico e pio, ridicolo e tragico, collerico e tenero.
Un affresco scandito dalla musica rock, eseguita in scena dalla giovane band degli Aidoru, e sostenuto dalle voci recitanti e cantanti di quattordici attori, molti dei quali al debutto.
Si riparte dallaccampamento, dalla banda, dal cucinare per tutti e dormire insieme. Come atto politico del teatro che è anche comunità di resistenza allorrore accerchiante, nicchia in cui tenersi desti, vivi nella compassione, nella pietà, nella ricostruzione, nella lotta contro le leggi del confort senza fine, nellavere cura di chi sta per cominciare.
Qui si rischia tutto, finanche la propria cifra per una promessa che è sempre quella: tentare una via duscita da una ferita che si sente ed è grande.
Lo spettacolo mette a frutto la Scuola di Teatro che la compagnia ha appena concluso ed impegna gli allievi in una vera prova, nel faccia a faccia con un pubblico di cui si vorrebbe toccare il cuore, ogni cuore.
I nostri padri ci hanno nutriti di menzogne, giuro che salverò la delicatezza mia, la delicatezza del poco e del niente, voglio parole gloriose da dire in ginocchio, voglio fratelli integri con cui fare il mio sogno, gli adulti sono ragazzi morti
e così di seguito.
Cè un impeto verbale e fisico che celebra la giovinezza, cioè qualunque essere nuovi e cominciare, sfrontati e tremanti, il proprio corpo a corpo col mondo, lespressione di sé, la donazione.
Nel rispetto di questo venire alla luce, anche Cesare Ronconi è ripartito buttando a mare il già noto, quel pezzo di realtà che già destreggia, e si è sporto da esordiente verso una nuova gemmazione.
Come tutte le imprese, guida una necessità che non si può far tacere.
Forse, adesso, lunico modo di stare al mondo è averlo in compassione e osare una cura al suo martirio.
Meccanica respiratoria
Valdoca vince. In una super puntata, rischiosa e viva come un virus, benefica come il ributto di chi ha inghiottito un rospo, incendiaria, battagliera, necessaria quanto lantidoto al veleno, comicissima e tenera: Valdoca vince tutto il banco questa volta. E il banco non è altri che il mio modesto ma indurito cuore, che adesso è interamente da unaltra parte di dovera prima che il sipario si aprisse. E i centimetri che ha guadagnato, questo mio muscolo battente, valgono quanto lo spostamento millimetrico di un arto paralizzato: una promessa miracolosa.
Qui Valdoca vince, senza astuzia, ma anzi con quella sua aria vagamente anacronistica, con quel suo attraversare il tempo sempre solo con un piede, e laltro poggiato un po più in là, chissà dove.
E dunque possibile fare un sogno del genere. Sognare come la figurina dipinta e dormiente a centro scena e dalla quale, anchio che guardo, sembro scaturire per onirica gemmazione.
E possibile fare un sogno in cui larte e la poesia, scerpate via da ogni impagliatura colta, tornano a darsi in pasto e dunque a nutrire, a fare bene, ad essere cibo e bevanda per gente che adesso ha davvero fame e sete di una pace e di una giustizia planetarie.
E possibile fare questo sogno e passare da Parsifal a Chioma, virare in una Predica ai pesci, piombare in questo nuovo splendore rock, fino ad Imparare è anche bruciare; è possibile farlo restando fedeli solo al proprio centro palpitante, buttando a mare tutto il resto. In una parola disfando il proprio passato, per una sempre rischiosa rinascita.
Cesare Ronconi accetta ogni rischio, compreso quello, dolorosissimo per un artista, dellinsuccesso. Meglio un fiasco, piuttosto che ripetere quello che so già: questa la disarmante formula del suo cammino di conoscenza, della sua vivacità. Ogni spettacolo è sempre il primo. Questa formula magica, assunta come propria legge, consegnata dalle mani del regista stregone ai suoi giovani allievi, sarebbe già di per sé esito sostanzioso di un anno di scuola di teatro.
Ed anche di vita, ovviamente, essendo chiaro che da più parti si persegue il contrario:
alla riuscita si sacrifica tutto, finanche lanima.
Tersi, raggianti questi ragazzi, fino a poco fa allievi ed ora attori per davvero, con una capacità di sommuovere lo spettatore che si conquista con molta esperienza.
Ma qui ciascuno è parte della gran bestia che è lo spettacolo, ciascuno è sostenuto sempre da ununica meccanica respiratoria, stridente a volte, urlante, affettuosa altre volte, scalciante, comica o tragica fino alle lacrime. Ecco: la regia come meccanica respiratoria è sempre la regia che preferisco e in questo Cesare Ronconi ha un magistero potente.
Egli sa chiedere allattore il meglio di sé e quel meglio lo restituisce potenziato. Bella avventura: non sono in molti, ora, che con cura (pazienza credo) coraggio e maestria sanno pretendere (e poi ostendere) la meraviglia di cui i ragazzi sono indubitabili portatori.
Lazlo Pagnevic
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