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Testo di: Mariangela Gualtieri.
Scene luci e regia di: Cesare Ronconi.
Con: Gabriella Rusticali.
Costumi di: Patrizia Izzo.
Scomposizione e ricomposizione del suono: Tiziano Popoli.
Direzione di scena: Stefano Cortesi.
Fonico: Luca Fusconi.
Organizzazione: Morena Cecchetti e Emanuela Dallagiovanna.
Produzione: Teatro Valdoca.
In collaborazione con: Teatro A. Bonci di Cesena.
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna e Provincia di Forlì-Cesena.
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Chioma
Chioma è scritto per Gabriella Rusticali, attrice storica del Teatro Valdoca ed interprete fondamentale dei principali spettacoli della Compagnia.
La maturità artistica cui Gabriella è arrivata, invita ad un tempo di dedizione piena al suo lavoro, con un testo che tenga insieme elementi della sua vita ed i registri potenti ed evocativi della sua recitazione.
Qui l'attrice assume in sé i caratteri di un femminile battagliero, schietto, terrigno, capace di una giusta ira, di una madornale pietà.
E' figura della contemporaneità, sghemba, spaccata. Ciò che la caratterizza è ciò che ci caratterizza: la naturalezza con cui abitiamo la superficie delle cose e la capacità, a tratti, di penetrare il mistero che le sottende.
Ha in sé i segni dell'attuale sfacelo mentale, ma anche le tracce di un sapere antico e composto che i secoli non hanno spento.
E' scampata come lo siamo noi da un orrore pressante che non smette.
Di quell'orrore è testimone tragica e anche frivola: si mette in salvo salmodiando un suo canto d'ira, d'amore, di pietà, di idiozia, di libertà.
Parla una lingua veloce, frammentaria e senza spessore, per poi inabissarsi in squarci di parola densa, pienamente sensata, tremenda.
Chioma contiene del femminile quella possibilità di immenso furore, un furore che anziché bestializzare, divinizza.
Ma Chioma è figura mutante, né uomo né donna: ha dentro animali, ha rocce e lava fusa. Ha dentro terra arata e foreste selvatiche.
Abbiamo provato fastidio per ogni parola sensata: ne avvertivamo tutto il peso, la polvere, lo stucco. E però avevamo bisogno di parole efficaci come formule magiche, ad esortarci, a commuoverci, a svegliarci.
Ecco, questi due movimenti opposti hanno convissuto in noi durante le prove e ci hanno strattonati da una parte e dall'altra, a volte confondendoci fino all'ebbrezza, o fino al tormento.
Mentre scrivo Chioma sta nascendo, con quella forza dei vulcani che emergono dalle acque. E' divina. Ha il carattere terrigno e spaventoso di certe antiche divinità, ma il suo peana è metropolitano, è nostro, la sua follia è nostra, la sua pietà, la sua ira. Anche quella leggerezza di lingua sfasciata, che registra sorridendo il paesaggio bombardato delle menti e del mondo.
E intensa come le figure del mito, figure dalla chioma folta e lunga, come parte del corpo in indomabile crescita, quasi vegetale, quasi bestiale.
Chioma ribadisce la nostra ossessione teatrale: fare ponte fra qui e il lontano, fra questo visibile e tutto l'invisibile che preme.
Ah! straziante meraviglia dell'arte scenica! Luogo segreto dei denudati! Calderone magico dei corpi! Tempio della parola adesso! Azione benefica e rischiosa! Forza vittoriosa dellincantesimo! Parola fiammeggiante!
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