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Nota su Officina Valdoca
da Marta Bichisao, Dario Giovannini, Roberta Magnani e Vincenzo Schino.
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Officina Valdoca è un luogo poetico, sodalizio d’arte, pensiero e mutuo soccorso.
Officina è anche un luogo fisico dotato di spazi e attrezzature. Al suo interno nascono progetti legati al teatro alla musica, al paesaggio, all’architettura, la poesia e le arti visive.
Si struttura come luogo in cui convergono energie, specificità, cifre artistiche e progetti diversi, nel sostegno di nuovi e autonomi percorsi personali.
Non è una scuola ma un luogo di lavoro, di creazione e di confronto poetico.
Esiste un gruppo fondante, che proviene in parte dalle scuole europee per l'attore dirette dal Teatro Valdoca e in parte da incontri legati a un destino e un comune processo poetico.
Con Officina si vuole continuare e rinnovare l'avventura di Valdoca.
Per Valdoca non si tratta di lasciare una eredità. L’eredità presume una sorta di famiglia che la conservi e la tramandi, o anche la sperperi. Valdoca non è mai stata una famiglia. Piuttosto una banda, piuttosto una impresa, intendendo questa parola nella sua risonanza avventurosa, non certo aziendale.
Cesare e Mariangela, spinti da un lato da una volontà di rinnovamento e di crescita, dall’altro dal bisogno di condividere con altri la difficile impresa di tenere viva e feconda una realtà, riconoscono in questo gruppo una poetica matura al punto da assumere autonomia artistica e progettuale.
Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri dicono: “I ragazzi che fanno Officina Valdoca, i loro tratti, non somigliano molto ai nostri, come non somigliano i compagni, almeno esteriormente. I compagni sono somiglianti nelle tensioni, nella libertà, solidali nell’agire, identici nella solitudine, identici i nemici. Noi guardiamo i ragazzi dell’Officina, e li vediamo muoversi in uno spirito a noi sconosciuto, li vediamo destreggiarsi bene fra gli orchi attuali, che sono e non sono gli stessi contro cui ci siamo battuti noi. Altri orchi, per loro. Altre piste, altre vie di fuga e di attacco. Altre alleanze e vicinanze. Ma li sentiamo anche profondamente affini. Dentro un destino e dentro un sogno. Nella volontà di un’arte che sia un modo di attraversare la vita, che sia via di conoscenza e non accumulo di potenza”.
In un tempo che ostacola il nascere di esperienze vive o le mercifica immediatamente, l’Officina tenta di porsi come accampamento fra solidali, a sostegno dell’arte e del suo delicato venire alla luce.
Una parte di Officina è luogo di espressione teatrale, soprattutto grazie ai progetti artistici di Vincenzo Schino, Marta Bichisao e il loro gruppo. Dal 2006 si dedicano al teatro con una ricerca sull’immagine come apparizione, intesa in modo non narrativo, ma come esperienza di commozione che attraversa al tempo stesso attore e spettatore.
I problemi che nutrono la loro ricerca non appartengono solo al teatro, ma anche alla pittura, alla scultura e tutte le arti che intendono, sapendo di fallire, modificare o reinventare il mondo.
Officina Valdoca è luogo di espressione varia in cui si portano avanti ricerche musicali, teoriche e tecniche. Grazie all'esperienza ormai decennale di Dario Giovannini con il Teatro Valdoca, nella doppia veste di compositore e di esecutore, sono stati attivati progetti musicali che avranno piena espressione nel corso dei prossimi anni sotto la sua autonoma direzione. Per mezzo delle sinergie che si creano in ambito artistico, giovanile in particolare, Officina Valdoca è anche ideatrice e curatrice, nella figura di Roberta Magnani (anche organizzatrice di Teatro e Officina Valdoca), di eventi artistici, culturali e spettacolari.
Il principale è Itinerario Stabile, festival di musica, arte, paesaggio, performace e architettura, ideato dal gruppo Aidoru Associazione, con il quale Officina collabora dal 2007.
"Itinerario" è un luogo fondamentale di ricerca e di crescita per l'Officina. E' un evento annuale - Cesena, giugno - che nasce dalla necessità di messa in moto di un processo di riflessione e di riconquista da parte dell'arte di alcuni spazi della città, per divenire vero e proprio ragionamento teorico e progettuale sullo spazio scenico, sul paesaggio, sullo spazio fisico di movimento dell'artista e dello spettatore. La ricerca progettuale e teorica in questo senso appartiene principalmente a Roberta Magnani, Dario Giovannini e Samantha Turci (co-direttrice artistica di Itinerario Stabile), che grazie anche alla collaborazione con la Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" di Cesena", stanno tentando d'attivare una riflessione che porti all'avvicinamento e alla comprensione del prossimo, della propria cultura e del proprio spazio di vita attraverso l'arte pubblica, partendo dal concetto che "il luogo stesso è parte integrante dell'opera d'arte".
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